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#NowPlaying Death Dream di Frightened Rabbit
(Fonte: Spotify)
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#NowPlaying Cruel Angel’s Thesis di Piano Squall
(Fonte: Spotify)
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#NowPlaying Tears Of Joy di Slow Club
(Fonte: Spotify)
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William Blake (English, 1757 – 1827)
The Marriage of Heaven and Hell, 1790
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Io ho aspettato quell'uomo prima che avesse un nome, un viso, quando non era ancora per me che una sciagura lontana. Ho cercato nella folla dei vivi quella creatura necessaria alla mia futura delizia: non ho guardato gli uomini se non come si dà un'occhiata ai passanti di stazione, per accertarsi bene che non sono loro quelli che aspettiamo.Marguerite Yourcenar - Fuochi (Clitennestra o del crimine)
(Fonte: nonrinuncioaniente, via tuquoque-brute-filimi)
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Per esempio, un giorno, evidentemente, dev’essere stato l’ultimo giorno che andavo a giocare nei prati; certo, io non sapevo che fosse l’ultimo; se allora qualcuno m’avesse detto: “Bambino, da oggi non giocherai più nei prati”, prima di tutto non ci avrei creduto, poi mi sarei messo a piangere, non sarei tornato a casa e nessuno m’avrebbe potuto staccare dal prato; o, per lo meno, avrei chiesto di giocare almeno per un’altra mezz’ora, per altri dieci minuti, Dio sa con che cuore, sapendo che erano gli ultimi. E, poi, figuriamoci gli addii al prato, le lacrime, le volte che mi sarei voltato indietro a salutare con la mano.
Invece, senza saperlo, tornai a casa come se niente fosse; e da quel giorno non ho più giocato in un prato.
Ci sono tornato, sì, qualche volta, molto tempo dopo, con signorine, signori e amici, ma era tutt’altra cosa; era una cosa di maniera, a fondo galante. Una bella guerra francese, una guerra russo-giapponese, una scorreria per le Pampas alla Buffalo Bill, non le ho più fatte.
Come è avvenuto questo?
Probabilmente l’indomani di quel giorno e i successivi non potei andare a giocare per una ragione qualunque; forse pioveva, o partii, o stavo poco bene. Poi dovette sopraggiungere l’inverno; l’anno successivo, probabilmente, sarò stato preso dalla vita; cioè, sarà entrata in scena una ragazzina che m’avrà tolto al prato (“presi dalla vita” vuol dire quasi sempre presi dalle donne; pensateci e mi darete ragione); e così gli anni si sono infilati l’uno appresso all’altro. I primi tempi mi ripromisi certo di tornare al prato, perché in realtà non avevo finito di giocare; e a volta a volta, per ragioni che sfuggono alla mia memoria, debbo aver rimandato questo mio ritorno; poi ci ho pensato sempre più di rado e ho rimandato ancora; finalmente non ci ho pensato che a lunghissimi intervalli. Ma è certo che “basta” non lo dissi mai. Così mi è rimasta quell’impressione di una cosa troncata a metà; di non avere finito di giocare sui prati; e una latente mentalità di dovervi tornare; qualcosa come se pensassi: “Accidenti, dovevo andare a giocare sui prati e ho fatto un tardi fantastico”.
Effettivamente è un ritardo enorme e se ci penso mi spaventa: quindici anni di ritardo, signori miei. Ormai posso abbandonar l’idea. E’ un appuntamento perduto, proprio perduto.
Peccato. Ma avrei dovuto pensarci prima. Oggi farei ridere i polli, se mi presentassi a fare la guerra francese, o il Buffalo Bill, o lo Sherlock Holmes, in mezzo a un prato coi miei calzoni lunghi, i miei scarponi e la mia bombetta, che certo finirebbe per cadere in terra.
Achille Campanile
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Quando siano stanchi di amare, siamo più benevoli verso l'infedeltà nei nostri confronti, per liberarci della nostra fedeltà.François de la Rochefoucauld, Massime morali (via somehow—here)
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